Floriano Panza: “Il Sannio deve contendere alla Toscana il primato della Chianina”

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Comunicato Stampa – Antonello De Nicola, Ufficio Stampa dott. Floriano Panza, candidato al Consiglio regionale “Fare Democratico – Popolari”

Un distretto ed un nuovo marchio territoriale per puntare sul benessere degli animali, sulla qualità delle carni sannite e sulla tutela dell’ambiente  Contendere il primato delle carni di razza Chianina alla Toscana e sviluppare un progetto di promozione enogastronomica per stimolare i consumatori italiani, puntando sul benessere degli animali, sulla qualità delle carni sannite e sulla tutela dell’ambiente.

La sfida ambiziosa di Floriano Panza – candidato alle prossime elezioni regionali, in programma il 20 e 21 settembre, con la lista Fare Democratico-Popolari – per rilanciare le produzioni zootecniche sannite, legate soprattutto alla biodiversità, parte dal vitellone bianco appenninico centrale IGP e da un nuovo marchio territoriale che rafforzi la competitività a livello nazionale ed internazionale.“Il vitellone bianco rappresenta l’orgoglio dei pascoli sanniti. Non abbiamo nulla da invidiare alla Toscana in termini di qualità e di habitat naturale, grazie ai nostri allevamenti situati nelle aree interne e, in particolare, in Valle Telesina – Titernina, Valle Caudina, Fortore ed Alto Tammaro. La Regione Campania deve sostenere in modo più incisivo le nostre produzioni, che fino ad oggi non hanno avuto la giusta considerazione. Per essere più competitivi sul mercato e promuovere i prodotti beneventani, è necessario investire in un distretto di qualità e in un brand territoriale con una DOP Carne dei Pascoli Sanniti”. 

Per capire ancora meglio l’importanza che il settore e l’indotto possono rappresentare in futuro per il Sannio e per la Campania, anche in termini economici ed occupazionali, basta pensare che solo a San Giorgio la Molara si contano 300 aziende di allevamento e che in provincia esistono già due fiere affermate: la mostra bovina di Cerreto Sannita e quella organizzata a San Giorgio la Molara, giunta ormai alla 14esima edizione, dove è possibile ammirare esemplari ad Indicazione Geografica Protetta (IGP) e la maestosità di svariati capi di bestiame, e degustare diversi tagli della pregiata carne per esaltare i piatti della nostra tradizione.“Non basta la qualità delle nostre produzioni per competere sul mercato, dobbiamo puntare su una promozione efficace, come nel caso del vino con il progetto Sannio Falanghina, per raggiungere tutti i consumatori e differenziarci. Proprio la valorizzazione della carne dei bovini di razza Chianina, ha contribuito non poco al turismo gastronomico toscano con la celebre bistecca fiorentina. La provincia di Benevento, con i suoi 9.980 capi di bovini di razza Marchigiana, a fronte di 14mila capi allevati in tutta la Campania, deve rafforzare l’immagine dell’intera filiera.

La diversità dei nostri allevamenti consiste nel fatto che buona parte dei vitelli destinati all’ingrasso, viene prodotta secondo la linea vacca-vitello con svezzamento naturale all’interno dei territori della fida pascolo, l’antico demanio di montagna di circa 800 ettari compreso tra i comuni di Cerreto, Pietraroja e Morcone. Un allevamento che ha il pregio di essere totalmente brado nelle modalità di gestione, con la mandria che viene spostata nei ricoveri a stabulazione libera solo nei periodi più freddi”. Il primato internazionale – con le carni provenienti da alcuni Paesi come l’Argentina, dove vengono allevate razze come la Hereford, Aberdeen-Angus, Charolais, Shorthorn Slaughter – non è così lontano.“Rispetto agli allevamenti intensivi, siamo in grado di garantire il massimo benessere agli animali allevati e la qualità nutrizionale al bestiame: un vantaggio enorme per la qualità delle carni sannite, legato alla biodiversità del foraggio fresco dei pascoli e del fieno utilizzati nei periodi invernali con le loro proprietà nutraceutiche che conferiscono alle carni sapori unici e riconoscibili. Le nostre aziende da ingrasso sono quasi tutte a stabulazione libera, grazie anche agli imprenditori agricoli sanniti che ormai hanno sviluppato un’esperienza allevatoriale che non ha paragoni”. 

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