Immagini dal Sannio: i murales di San Bartolomeo in Galdo, nella terra del vento

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La chiamano “Terra del vento” e non è un caso. Si tratta di quell’area che si estende nei pressi del corso del fiume Fortore, in latino Fertor, flumen portuosum, come lo definiva Plinio nella sua Naturalis historia, che segnava parzialmente il confine tra le due regioni augustee corrispondenti, in linea di massima, al Molise e alla Puglia. San Bartolomeo in Galdo è uno dei comuni più grandi e noti del territorio fortorino campano, ai confini sia con la Puglia che con il Molise il cui toponimo deriva dal culto del Santo Apostolo, e dal termine di origine germanica wald, “bosco”, da cui Galdo, stante a indicare un territorio molto boscoso, che è proprio quello che circonda e caratterizza il paese, prevalentemente ricco di querce ma anche di faggi, in cui risiedono cinghiali, poiane, volpi, faine, e non solo. È il paese delle sette chiese: la chiesa Madre fu utilizzata come cattedrale della diocesi di Vulturara ed è consacrata a San Bartolomeo Apostolo. Il suo centro storico un tempo era un abitato fortificato che aveva ben cinque porte d’accesso.

Foto di copertina, il murale della Marcia della Fame

San Bartolomeo è nota come città dei Murales. Dal 2010, un comitato locale organizza una manifestazione estiva che vede la realizzazione di molte opere artistiche che vanno a adornare varie zone del paese. Nel 1976 venne realizzato il più noto di questi murales, in occasione della visita degli Inti-Illimani, in tour tra Matese e Sannio. Musica, musica, musica che ispirava questa grandiosa opera, come alcuni di quelli nati negli anni successivi. La storia nasce da una marcia della fame organizzata il 14 aprile 1957, Domenica delle Palme, organizzata da contadini e braccianti che volevano testimoniare la loro povertà sotto alle sedi governative di Roma. La polizia venne a sapere di questa marcia contadina e dopo pochi chilometri i braccianti vennero bloccati, picchiati, arrivando così al fallimento dei loro intenti. Gli Inti-Illimani in quegli anni erano in tour da diversi anni in Italia, non potendo rientrare in Cile a causa della dittatura di Pinochet. La marcia riprese simbolicamente diciannove anni dopo quando il gruppo cileno degli Inti-Illimani sostò nel paese fortorino per la tournee nel Sannio e nel Matese e venne a conoscenza della vicenda passata. Furono proprio i componenti del gruppo a realizzare il primo murale nel Convento Frati Minori. Il comitato Brigada Vientos del Pueblo nel febbraio 2010 venne in possesso del documentario del regista, giornalista, drammaturgo e intellettuale italiano Ugo Gregoretti, intitolato Vientos del Pueblo-Gli Inti Illimani nel Sannio e nel Matese.

Questo importante murale era molto simile, nelle sue caratterizzazioni, ai murales che nacquero nel 1969 in Cile contro la guerra del Vietnam e a quelli che di seguito nacquero come propaganda elettorale durante la candidatura di Salvador Allende nel 1970. All’inizio vi era la raffigurazione della campagna con frutta, ortaggi, verdura, e del paese di San Bartolomeo in Galdo, con il suo importante campanile e con le sue casette sopra alla collina. La vita rurale fu rappresentata dal sole, dai campi e da un contadino in procinto di cominciare il suo lavoro quotidiano. Infine, la Marcia della Fame, con il popolo che avanzava attraverso boschi, pioggia, finché non arriva la polizia in atto di fermarlo. Venne inoltre raffigurata una grande esplosione, dei missili e dei cannoni, e poi un grande volto con la scritta NO, una bandiera italiana e una mano che segnalava di fermarsi. Era il simbolico stop alla repressione a livello mondiale. Alla fine del murale, un pugno, una bandiera cilena e una stella rossa indicavano di proseguire sulla strada giusta che portasse alla vittoria. Con il passare degli anni il murale scomparve a causa dello sgretolarsi del muro e il 20 agosto 2010 ne venne realizzato uno simile sulla stessa struttura. Fu il muralista cileno Eduardo “Mono” Carrasco a voler raffigurare la Marcia della Fame, con immagini diverse e con al centro il volto di Víctor Jara, cantautore, poeta, musicista e regista teatrale. Nei giorni 3 e 4 giugno 2016 le classi 3A e 3B del Liceo scientifico di San Bartolomeo in Galdo (nella cui struttura è presente un bellissimo murale dedicato a Falcone e Borsellino) hanno restaurato l’opera artistica.

Murale a De André, Fiume Sand Creek

Il murale dedicato a De, André Fiume Sand Creek, è stato realizzato il 19 agosto 2011 vicino alla chiesa del Carmine, sotto la direzione di Eduardo “Mono” Carrasco, incentrato sul tema dell’omonima canzone del compianto cantautore genovese, restaurato tra il 18 e il 20 agosto 2015. Oltre al volto di De André, sono raffigurati un indiano a cavallo: Fiume Sand Creek, infatti, è uno dei tre pezzi più famosi dell’album L’indiano, registrato nel 1981, con la collaborazione di Massimo Bubola, nato dall’idea del cantautore-poeta di creare un parallelo tra la storia dei pellerossa e quella dei sardi. Ancora musica con il murale dedicato a Lucio Dalla, Caruso, realizzato il 17 agosto 2012 vicino alla scuola secondaria di primo grado “Leonardo Bianchi”, sotto la direzione dell’artista Salvatore Circelli. Il murale dedicato a Nelson Mandela il 20 agosto 2013, presso l’Oasi Padre Pio, nato sotto la direzione artistica di Salvatore Circelli, ha come tematica la vita di Nelson Mandela e la storia del Sudafrica durante la triste vicenda dell’Apartheid. Evidenti sono la raffigurazione del numero di matricola “46664”, che gli venne dato nei suoi 27 anni di prigionia e nella parte destra la citazione “Its in your hands to make the world a better place” che lui pronunciò in un discorso tenuto durante i festeggiamenti del suo novantesimo compleanno. Il murale dedicato a Vittorio Arrigoni fu realizzato il 21 agosto 2014, proprio accanto a quello commemorativo di Mandela, in omaggio al giornalista italiano Vittorio Arrigoni.





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