Immagini dal Sannio: San Pietro Avellana e Ceppaloni, città del tartufo bianco

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San Pietro Avellana è un comune in provincia di Isernia di circa 500 abitanti, noto per la bellezza del suo territorio, immerso nella più incontaminata natura circondata dal torrente Rio, affluente del fiume Sangro, e dal fiume Vandra, affluente del fiume Volturno. Tra boschi di faggi e cerri ci si imbatte nei ruderi di un monastero medievale in cui era conservato il Chronicon Volturnense, catasto delle chiese della Valle del Sangro appartenenti al Monastero di San Vincenzo al Volturno, una delle abbazie benedettine di fondazione altomedievale più importanti dell’Italia centro-meridionale. L’abbazia benedettina di San Pietro fu fondata nel IX secolo come Monastero indipendente e divenne dipendenza diretta di Montecassino nel 1060. Nel 1112 Papa Pasquale II, con una Bolla, confermò il monastero al nuovo abate cassinense Gerardo.

Il borgo nacque nel X secolo attorno all’abbazia benedettina, e il nome “Avellana” forse deriva da “Volana”, città sannita distrutta durante la terza guerra Sannitica, oltre ad altre città come Ercolano e Palombina. Se ci si addentra lungo il sentiero che porta all’Eremo di Sant’Amico, in un rigoglioso bosco di faggi, si respira un’atmosfera mistica. Da visitare le Sorgenti di Pesco Bertino, quelle di Capo di Vandra, quelle della Fonte Calante, l’area sic “Fonte della Luna” e le “Mura ciclopiche”. La Fontana Grande risale al XVIII secolo, e assolutamente imperdibile è il Museo Civico delle civiltà e tradizioni. Per gli astrofili e gli inguaribili romantici è possibile scoprire il fascino e i segreti delle stelle presso l’osservatorio astronomico “Leopoldo Del Re” che riproduce circa 20 mila stelle. Il comune di San Pietro Avellana comprende le frazioni Masserie di Cristo, Alvani, Cerri e Scalo Ferroviario dove è situata anche la stazione dei treni.

Ceppaloni è un comune del Sannio beneventano che si estende sulle colline poste tra le valli del fiume Sabato e del torrente Serretellke, tra boschi di querce e castagne. In epoca romana il territorio ceppalonese rientrava nell’ager beneventanus, ed era assolutamente alle dipendenze della città di Benevento, da cui dista solo circa 13 km. Le prime notizie storiche del borgo sannita risalgono alla fine del VIII secolo, al tempo del ducato longobardo di Benevento. Il suo nome ha origini incerte. Probabilmente, Cepalonis deriva dal latino Caeparius che col suffisso –anus formerebbe Caeparanus, ossia fondo di Caeparius. Potrebbe anche derivare da Cippus leonis, ossia cippo del leone, in cui per cippo si intende un’altura, un monte o una colonna.

Ceppaloni si trovava in posizione strategica confinando con la pontificia Benevento e controllava la via Antiqua Maiore che da Benevento conduceva ad Avellino, attraverso il vicino stretto di Barba. Ospitò vari personaggi famosi, come Ruggero II, papa Onorio II e il primo re di Napoli, Alfonso V d’Aragona. Fu di possesso dei Fraineta e dei Bussone nel XII secolo e fu occupata dalle truppe pontificie di Benevento per poi essere riconquistata con la violenza da Federico II. Inserito in un paesaggio naturale molto suggestivo sorge il Municipio, con annessa la chiesa della SS. Annunziata di Ceppaloni, antico convento dell’ordine francescano, risalente al XV secolo. Il Castello, di origine normanna, è il simbolo medievale per eccellenza ed è situato nella parte più alta del paese. Venne rimaneggiato nel periodo federiciano svevo-angioino ed ebbe un importante ruolo nei conflitti tra angioini e aragonesi. Nel Settecento era sede dell’ufficio della Curia ossia della Corte baronale, che si occupava dell’amministrazione della giustizia, e all’interno delle sue mura era ospitato anche il carcere feudale.

A Ceppaloni si trovano numerosi e bellissimi centri storici, tra i quali il più antico è sicuramente il Centro storico di Barba, anticamente Balba o Valva, il guscio della conchiglia che si apre. Questo centro domina la Valle del fiume Sabato e, secondo la leggenda, proprio qui, nello stretto di Barba, avvenivano i riti delle streghe detti Sabba. Altri casali di Ceppaloni sono Santa Croce, San Giovanni e Beltiglio.

I due borghi sanniti, così diversi e distanti tra loro, hanno in comune una ricchezza che dà loro la possibilità di valorizzare territorio ed economia. Parliamo del tartufo bianco, o Tuber magnatum. Il tartufo è conosciuto fin dai tempi più antichi. Proprio perché nasce e cresce sotto terra è sempre stato considerato misterioso e molte sono le leggende nate attorno a esso.

Il termine “tartufo” deriva dal latino terrae tufer, escrescenza della terra dove tufer sta per tuber: è certa la sua antichissima presenza presso i popoli mediterranei, e le prime notizie compaiono nell’opera “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio da cui si evince che il tuber fosse molto apprezzato sulla tavola dei Romani e che, probabilmente, lo avevano conosciuto dagli Etruschi. I Babilonesi già lo conoscevano nel 3000 a.C. e vi sono testimonianze della sua presenza anche nella dieta dei Sumeri e al tempo del patriarca Giacobbe, intorno al 1700 a.C.: dalla Mesopotamia si estese anche in Grecia, e fu proprio qui che nel I secolo d.C. il filosofo Plutarco di Cheronea formulò la fantasiosa ipotesi secondo la quale i tartufi sarebbero stati generati dalla combinazione di acqua, fuoco e i fulmini scagliati da Zeus in prossimità di una quercia, albero a lui sacro. Tale leggenda venne poi ripresa anche dal poeta Giovenale.

Il più famoso e diffuso è certamente quello piemontese di Alba, ma anche le regioni del Sannio non sono da dimenticare nella produzione di questo raffinato frutto della terra. Addirittura, il Molise è considerato una delle prime regioni per la crescita e la raccolta di tartufo bianco pregiato e le zone di maggiore raccolta sono quelle ricadenti nei comuni di Frosolone, Spinete e San Pietro Avellana, dove ogni anno si tiene una sagra del tartufo. In Campania è particolarmente pregiato il tartufo bianco raccolto nei comuni di Apollosa, Arpaise, Ceppaloni e San Leucio del Sannio. Per quanto faccia parte della famiglia dei Tuber, nulla hanno a che vedere con le patate e tuberi simili, sono piuttosto da affiancare alla famiglia dei funghi porcini e prataioli. È uno dei funghi più pregiati, e viene spesso proposto con tagliatelle, trofie e su tagliata di carne, grattugiato come si fa con il parmigiano. Nell’area di Ceppaloni, la valorizzazione di questo prodotto è stata intensificata nell’ultimo decennio e ogni anno, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, viene organizzata la manifestazione Tartufo al Borgo, per valorizzare questo rinomato prodotto eccellenza del territorio, e per promuovere le risorse storiche, culturali e paesaggistiche del borgo sannita. Gli elementi che caratterizzano la manifestazione sono artigianato, cultura, convegni, degustazioni, laboratori, mostre, tradizioni, musica e natura. Grazie alla grande e massiccia presenza di boschi, anche San Pietro Avellana è città del tartufo. Insieme a Ceppaloni, fa parte dell’Associazione nazionale Città del tartufo e questo prezioso prodotto viene celebrato ogni novembre con la Mostra mercato del tartufo bianco pregiato. Si tratta di un appuntamento unico per gli amanti del prezioso fungo che cresce in Molise e nel territorio ricco di biodiversità della Riserva della biosfera Mab UNESCO Alto Molise, che vanta il microclima ideale per lo sviluppo dei tartufi neri e bianchi, apprezzati in tutta Italia. Da questo borgo e da tutto il Molise arriva sulle tavole italiane circa il 35-40% del tartufo bianco.

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