Campania, stagionalità del lavoro e distorsioni di sistema

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Comunicato Stampa – Coordinamento Regionale Mi Campania

Incredibile ma vero, nella Regione col più alto tasso di disoccupazione in Italia, la Campania, mancano i lavoratori stagionali. L’allarme arriva ogni anno dal mondo dell’imprenditoria turistica ed agricola con carenze di personale che raggiungono numeri da capogiro. C’è ovviamente chi sostiene, semplicisticamente, che vi sia una scarsa voglia di lavorare e chi, come noi, cerca di comprenderne le ragioni e detta dei suggerimenti al fine di raccordare la domanda all’offerta. All’uopo, oltre alle linee di politiche attive sviluppate dal nostro Dipartimento Nazionale del  lavoro e dalle politiche sociali, MI ha studiato e pratica proposte reali  con la creazione, ad esempio, di un centro studi per il lavoro, che, presso ogni Coordinamento Regionale ha lo specifico compito di analizzare i dati provenienti in modo aggregato dalle Camere di Commercio, attraverso il progetto Excelsior, e disaggregarli per donare indirizzi e sviluppare opportunità. 

Ritornando all’analisi del fenomeno Campano, da un lato troviamo il mondo dell’imprenditoria che denuncia la carenza di manodopera e dall’altro la scarsa appetibilità di lavori molto spesso sottopagati ed a termine che non garantiscono una stabilità nella programmazione di vita e futuro. Dire, dunque, che la responsabilità primaria derivi da una carenza di proattività è riduttivo e fuorviante anche perché le statistiche legate alle “intenzioni di volontà” verso l’ ottenimento di un lavoro dimostrano esattamente il contrario. Capita, quindi, che in questo universo si cerchino “strade alternative” che producono varie distorsioni nel mondo del lavoro che andrebbero analizzate nello specifico e non banalizzate con “stereotipi”.

La prima in assoluto è quella sulla diffusione massiva, sul territorio campano, del  lavoro sommerso e ciò perché il lavoratore si vede corrispondere, molto spesso, pro manibus una somma superiore al dovuto mentre l’imprenditore ha un risparmio effettivo di esborso non pagando contributi ed imposte . Diviene così una lotta per la sopravvivenza che vede il lavoratore, sacrificare il proprio futuro, rinunciando ad una equa pensione, e l’imprenditore difendersi da una eccessiva tassazione che ne penalizzerebbe le performance in termini di costi e competitività.

Vecchio nodo questo, in cui si innesta la logica sul reddito di cittadinanza, teso, oggi, più che a combattere la povertà o a delineare politiche attive sul lavoro, ad essere un vero e proprio ammortizzatore sociale e/o a garantire un minimo di sussistenza, incentivando il sommerso nella misura in cui diventa  un emolumento aggiuntivo a ciò che non viene dichiarato. È indiscusso, dunque, che la duplice finalità di tale istituto andrebbe rivista perché inefficiente in una reale lotta alla povertà ed ancora più debole in un’ ottica di visone delle politiche attive sul lavoro. Altri fenomeni distorsivi sono, inoltre, legati all’universo dei tirocini e/o praticantati che, così come adottati, anch’essi alimentano il sommerso o il precariato, mascherando di fatto assunzioni irregolari sotto un’apparente legalità.

Disegnare una nuova Campania si può, nonostante burocrazia, inefficienze e pesantezza della macchina amministrativa, ponendoci come obiettivi quello di colmare i gap con i migliori benchmark di riferimento nazionali e per tali ragioni restiamo a disposizione per ogni tavolo di confronto con proposte specifiche e programmatiche. 





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