Il 118 nega il ricovero: “Se lo portiamo in ospedale prende il Covid”, muore a casa

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“Se lo portiamo all’ospedale prende il Covid”, dopo mezz’ora muore nel letto di casa a soli 46 anni. I familiari di Michele Messuri, di Bellona, in provincia di Caserta, hanno denunciato la vicenda e la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati due medici e disponendo l’autopsia sulla salma delle vittima. L’uomo viveva con l’anziana mamma Maria ed era epilettico, ma assumeva regolarmente i farmaci prescritti e non soffriva di altre particolari patologie. Lunedì 15 febbraio comincia a manifestare difficoltà e insufficienze respiratorie sempre più serie, al punto che i familiari nel pomeriggio chiamano il 118. I sanitari sopraggiunti sul luogo con l’ambulanza misurano la saturazione di ossigeno, la temperatura che è già alta e altri parametri, senza però sottoporlo al tampone, e non ritengono necessario trasportarlo al pronto soccorso, limitandosi a prescrivergli un antipiretico, un antibiotico e del cortisone e a indirizzarlo dal suo medico di famiglia per le relative ricette. Il giorno seguente la situazione precipitata e ai problemi respiratori si aggiunge anche un reflusso di sangue sempre più copioso, dal naso e dalla bocca. Allertati dalla madre accorrono il cognato e una delle tre sorelle che richiedono di nuovo l’intervento dei sanitari del 118, ma i sanitari si limitano a sottoporre il 46enne agli stessi esami del giorno precedente, prescrivendogli la medesima terapia. Alla richiesta di portarlo in ospedale dei familiari, i sanitari del 118 avrebbero risposto che avrebbe rischiato di contrarre il Coronavirus. Mezz’ora dopo l’uomo peggiora e viene richiamata per la terza volta l’ambulanza ma quando giunge sul posto per Michele non c’è più niente da fare.





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