Una legge per i borghi rurali che accolgono famiglie: il caso Guardia Sanframondi

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L’onorevole Roberto Costanzo, in una lunga missiva indirizzata al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, chiede una legge speciale a favore dei piccoli borghi rurali che, sulla scia di un progetto di smart cities, che hanno ospitato cittadini e famiglie stranieri, ne hanno fatto la loro fissa dimora. Proprio come il caso della bella Guardia Sanframondi, ospitante molti cittadini stranieri che hanno deciso di stabilirsi in maniera definitiva nel borgo del Sannio.

Caro Presidente, il Mattino del 26 luglio u.s. ha dedicato un’intera pagina a Teora, un piccolo comune rurale dell’Irpinia, che ha sorpreso per il suo esperimento di nuova ospitalità messo in atto negli ultimi tempi con un gruppo di famiglie inglesi, argentine e di altre nazionalità, le quali hanno deciso di spostare il proprio domicilio in quel borgo irpino. E un nuovo tipo di accoglienza da parte di comuni rurali verso persone e famiglie, che desiderano trasferirsi dalle affollate ed inquinate aree metropolitane in località più ecologiche e tranquille: una nuova forma di “attrazione residenziale” che viene esercitata già da tempo anche in un comune del Sannio, Guardia Sanframondi. Questo nostro paese è noto soprattutto per essere stato nel secolo scorso la località in cui fu avviato lo sviluppo agro-industriale della vitivinicoltura sannita, e oggi rappresenta indubbiamente la capitale vinicola della Campania. Proprio qui, da alcuni anni, è in atto un esperimento di grandissimo significato civile e urbanistico: il suo quartiere più antico, che negli ultimi decenni del secolo scorso era rimasto quasi totalmente spopolato, ora sta vivendo una significativa rianimazione, determinata da una presenza di centinaia di famiglie di stranieri che, da oltre oceano e dal nord Europa lo hanno scelto come luogo non solo di riposo e vacanza ma di primaria residenza.

Se non mi sbaglio, la stampa non ha ancora parlato di quei residenti internazionali di Guardia Sanframondi, che non sono poveri migranti in cerca di lavoro… Si tratta di oltre 200 famiglie (dico oltre duecento!) molte delle quali hanno acquistato e restaurato singole abitazioni in quel borgo antico che ormai non ha più le sembianze di un quartiere abbandonato e degradato. Vivono lì e da lì lavorano, anticipando il lockdown, con lo smart working, persone di varie nazionalità e professioni. Non aggiungo altro, anche perché – caro Presidente – voglio sollecitare non la Tua curiosità ma il Tuo ben noto spirito riformista su questa nuova prospettiva per i comuni rurali. È un tipo di rianimazione delle aree interne che meriterebbe una speciale legge regionale per essere regolamentato e applicato anche in altri comuni dell’Appennino campano”. 

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