La Rummo è la pasta più amata dagli italiani, lo dice un sondaggio Doxa Swg

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È quanto emerge da un sondaggio Doxa Swg: la Rummo è la pasta più amata dagli italiani. Lo studio, effettuato su un elevato numero di consumatori di pasta, fa emergere che ciò che più viene apprezzato è la Lenta lavorazione®, che garantisce una pasta dall’eccezionale tenuta alla cottura, vero marchio di fabbrica della Rummo, grazie all’aumento dei tempi d’impasto e alla ricerca dell’alta ed eccellente qualità in ogni fase della lavorazione, mantenendo inalterate le proprietà organolettiche della semola di qualità superiore.

La pasta Rummo è uno dei simboli del capoluogo sannita campano e, dopo più di 160 anni, l’antico pastificio di via dei Mulini è diventato parte integrante del centro storico, per testimoniare una storia leggendaria, che rende orgoglioso ogni beneventano e ogni sannita. Storia iniziata da Antonio Rummo, che per primo capì il vantaggio economico della trasformazione del grano pugliese sulla strada di Napoli che passava per Benevento. Nel 1846, fu il primo a costruire un molino per la macinazione del grano, dove produceva pasta fresca con semola di grano duro proveniente dalla vicina Capitanata. Nel 1935 l’azienda si trasferì in via dei Mulini, sempre a Benevento, e si trasformò in società per azioni. Nel 1991 vi fu l’inaugurazione del nuovo pastificio in contrada ponte Valentino, l’attuale sede della società. Nei primi anni 2000 l’azienda acquisì delle certificazioni di qualità internazionali per ridurre l’impatto ambientale dei propri processi lavorativi e i consumi energetici.

Nel 2005 nacque Rummo Lenta Lavorazione®, il sopracitato metodo ispirato dalla tradizione: un procedimento in sette fasi brevettato e approvato da Bureau Veritas. Nel 2010 l’azienda fu insignita da Legambiente con il premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente per aver ridotto del 30% le emissioni di CO2 grazie all’installazione di un moderno impianto di rigenerazione. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 2015 la Rummo fu duramente colpita dall’alluvione che devastò il Sannio, per l’esondazione del fiume Calore. Partì immediatamente dalla rete la solidarietà per il danneggiamento, su Facebook e Twitter si chiedeva agli utenti un gesto semplice per aiutare l’azienda a rialzarsi: e tutti ad acquistare un pacco di pasta, con la pubblicazione della foto con l’hashtagh #SaveRummo. In pochissimi giorni, centinaia e centinaia di persone risposero all’appello e quindicimila utenti Fb aderirono all’evento che raggiunse i 72 mila contatti. Sui social le foto del pastificio invaso dal fango, di pacchi di pasta frantumati, si alternavano a quelle degli italiani con pacchi di pasta Rummo in primo piano.

Il pastificio rappresentava l’imprenditoria del Mezzogiorno, la determinazione e la passione per un marchio che doveva andare avanti. Con i macchinari distrutti sembrava impensabile la ripresa. Solo a fatica si riuscì a riavviare la produzione, ma l’azienda si trovò schiacciata dai debiti. Il tribunale di Benevento, però, ha messo in salvo il pastificio con un decreto che ammise l’azienda al concordato preventivo in continuità. È stato, quindi, consentito alla proprietà di dilazionare i pagamenti con le banche nell’arco di dieci anni, e presentare un piano di ristrutturazione e di rilancio che consentirebbe al marchio alimentare di non scomparire. E allora, lunga vita sempre alla pasta Rummo, realtà conclamata dell’imprenditoria del Sannio in Italia e in tutto il mondo.





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