Truffa, falsificazione e riciclaggio: maxi blitz dei carabinieri

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Sono partite dalla compravendita di una macchina di grossa cilindrata le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Genova, coordinate dalla Procura di Napoli, che hanno consentito di sgominare ben tre associazioni a delinquere con base a Napoli ma che mettevano a segno truffe in tutt’Italia.

Alcuni degli indagati, è stato scoperto dai militari del reparto operativo di Genova, coordinati dal comandante Michele Lastella, fingendosi acquirenti, si facevano inviare via WhatsApp, dal venditore, le immagini del libretto di circolazione della vettura da vendere che subito dopo duplicavano. Utilizzando le foto della vettura pubblicavano anche loro un annuncio di vendita sul web e, una volta individuato l’acquirente giusto e realmente intenzionato all’acquisto, lo costringevano – dicendogli che erano molti interessati – ad inviare una foto dell’assegno circolare a loro intestato riportante la cifra d’acconto concordata.

A questo punto il gioco era praticamente fatto: l’assegno veniva replicato e presentato per la riscossione. La banda di truffatori in questione, aveva ramificazioni in ramificazioni in Lombardia e Friuli Venezia Giulia, agiva nell’ambito delle compravendite on-line di autovetture di pregio utilizzando quattro “batterie operative”.

Sono 70 gli episodi di truffe contestate ai 59 indagati nella maxi operazione dei carabinieri di Genova, eseguita sotto il coordinamento della Procura di Napoli e in collaborazione con l’Arma territoriale. Il profitto illecito complessivo accertato è di circa 1 milione e mezzo di euro. L’indagine ha consentito il sequestro di denaro, immobili, società e distributori di carburante riconducibili a vario titolo ai principali indagati per un valore complessivo stimato intorno ai 2 milioni e 700mila euro, nonché il sequestro di un appartamento adibito a stamperia e numerosi apparati informatici per la stampa professionale di banconote, documentazione contabile e titoli bancari/postali.

Tra le 59 persone indagate figurano anche dipendenti “infedeli” delle Poste Italiane: erano loro, secondo gli inquirenti, che, attraverso indebiti accessi agli archivi informatici dell’ente, fornivano i nominativi di persone molto anziane o emigrate da tempo all’estero che risultavano titolari di buoni fruttiferi in lunga giacenza o emittenti vaglia postali d’ingente valore. I buoni e i vaglia venivano poi clonati ed incassati con l’aiuto degli stessi impiegati da sodali o soggetti compiacenti, sostituitisi ai legittimi titolari/beneficiari utilizzando documenti falsi.

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