‘Ndrangheta calabrese e codici d’onore: il ruolo delle donne in queste famiglie

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Comunicato Stampa – Conservatorio Nicola Sala

Di ‘ndrangheta calabrese, codici d’onore, donne e ruolo che le stesse hanno in queste famiglie si è parlato alla rassegna “Sopra le Righe” con il libro di Dina Lauricella “Il codice del disonore”. Simpatico intermezzo musicale con il cantautore e studente del Conservatorio “Nicola Sala” Antonio Mazzariello.

Di ‘ndrangheta calabrese, codici d’onore, donne e del ruolo che le stesse hanno in queste famiglie si è parlato nel nuovo appuntamento di “Sopra le Righe”, la rassegna di cultura e musica organizzata dall’Associazione “Sabba de Nuce” in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento e la Consulta degli Studenti dello stesso Istituto per la direzione artistica di Antonio Parciasepe. Moderata dalla giornalista Melania Petriello, la discussione si è incentrata sul libro di Dina Lauricella “Il codice del disonore” a cui hanno partecipato la stessa autrice ed Ettore Rossi, coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica.

Per il Conservatorio “Nicola Sala”, ha portato i saluti il presidente, Antonio Verga, il quale, reduce da una giornata a Napoli dove una formazione di studenti dell’Istituto è stata impegnata in una manifestazione in cui si ricorda la figura di Giovanni Falcone, ha voluto sottolineare l’importanza sociale del tema trattato e ringraziare Petriello e Lauricella. Ha sottolineato la presenza anche di Mario Collarile, delegato provinciale del Coni, un uomo di sport che da anni valorizza il territorio, Giovanna Megna, componente della Commissione Cultura per il contributo che fornisce alla città, ed Ettore Rossi, altra preziosità del Sannio. Quindi è andato via per ritornare a Napoli per stare vicino ai suoi docenti e studenti.

Petriello, nel dare avvio alla discussione, preceduta dalla lettura di alcuni passi ad opera di Grazia Caruso, ha parlato delle donne raccontate nel volume, donne coraggiose che hanno sovvertito uno schema, ribellandosi al codice d’onore, donne che sono scappate dalle loro famiglie che preferiscono vederle morte piuttosto che ribelli. Riuscire a rendere consapevoli quelle donne e, quindi, aiutarle a fuggire da quella situazione significa dare un bel colpo alle mafie. Lauricella, nel prendere la parola, ha spiegato i motivi del suo lavoro d’inchiesta che nasce dall’indignazione profonda e dalla necessità di una di queste donne di raccontare la sua storia affinché possa essere da esempio per le altre. Il codice d’onore che contraddistingue una ndrina calabrese prevede situazioni davvero incredibili tanto che anche un padre può giungere ad uccidere la propria figlia.

La scuola, vista come luogo di cultura, può essere considerata un nemico e la donna viene vista come un bene di scambio, un oggetto da utilizzare per stringere patti d’affari con altre famiglie. È da poco, ha sottolineato ancora, che le donne hanno iniziato a ribellarsi a questa situazione e uno degli strumenti che ha permesso loro questo è stato l’avvento degli smartphone. Grazie ad essi, infatti, le donne hanno conosciuto i social e, quindi, sono venute a contatto con una realtà diversa da quella che hanno vissuto.

Uno strumento che ha permesso loro di emanciparsi, di conoscere nuove persone e perché no anche d’innamorarsi facendo nascere la voglia di fuggire via, scappare, ribellarsi. Si tratta, però, di donne che, pur essendo sposate, alcune anche con dei figli, hanno scarse se non nulle esperienze emotive che scappano senza conoscere un’alternativa alla loro vita anche perché nessuno l’ha creata quell’alternativa.

Parlare di loro, del loro esempio è importante ma non basta. È necessario, ha detto ancora Lauricella pungolata dalle riflessioni di Ettore Rossi, che ci sia un giusto sistema di protezione da parte dello Stato.

Le stesse, infatti, non sono considerate né testimoni né collaboratori di giustizia ma solo delle dissociate e questa condizione le fa uscire da ogni programma di protezione.

La ribellione delle donne getta le basi per la distruzione della mafia calabrese che può essere attaccata solo intaccando il loro patrimonio finanziario oppure facendo mancare alla famiglia la presenza della moglie che porta via i figli. Un risultato, ha sottolineato ancora Lauricella, potrebbe essere raggiunto modificando la legge che riguarda la protezione dei collaboratori e dei testimoni di giustizia allargandola anche a queste donne. Mettere a repentaglio la vita di una di loro potrebbe avere come conseguenza, l’effetto di non creare emulazione nelle altre di cui, invece, ci sarebbe grande bisogno. La mafia, come qualcuno pensa, non è stata affatto sconfitta, l’attenzione deve essere forte e costante e la stessa va affrontata con vigore e tenacia.  Dopo la discussione, c’è stato un intervento musicale che è stato realizzato dal cantautore Antonio Mazzariello, chitarra e voce, studente della classe di Luca Galeano del Dipartimento Pop, Scuola di Chitarra Pop del Conservatorio “Nicola Sala”. Mazzariello, interloquendo simpaticamente con il pubblico presente tra cui i suoi genitori, ha proposto tre brani. A conclusione della serata, il premio speciale “Nicola Sala” che è stato assegnato ad Ettore Rossi e Dina Lauricella. Mario Collarile, delegato provinciale del Coni, nel consegnare la medaglia ha sottolineato come lo sport possa essere anch’esso un’arma efficace contro le mafie perché ha la caratteristica della lealtà, del rispetto e del coraggio. Giovanna Megna, invece, ha rivolto all’autrice tutta la sua ammirazione per un testo che restituisce alle donne disumanizzate un potere straordinario.

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