Cammelli a Solopaca

Condividi articolo

Uno dei primi problemi che dovette affrontare il nuovo Re di Napoli Francesco I, figlio di Ferdinando IV di Borbone, fu quello della penuria alimentare. Il nuovo regno delle Due Sicilie, nei primi tempi, si trovò ad affrontare non lievi difficoltà di carattere annonario. La ricerca di risorse alimentari vide interessata anche Solopaca. Il notaio Giovanni Maria Romanelli così annotava nel suo interessante “Diario”, al giorno 3 ottobre 1817: “Ferdinando primo nostro re ha comprato, per mezzo del suo fattore, tomoli cento di grano per semenza da Pasquale Cutillo di Solopaca: li ha fatti trasportare in Napoli da 8 cammelli ponendo su ogni cammello tomoli 12 di detto grano, sebbene detti cammelli, giusta le parole del custode di essi, fossero capaci ciascuno di portare sul dorso sino a tomoli 15 di grano“.

L’elemento che incuriosisce in questa testimonianza è la presenza e l’uso dei cammelli in quei tempi per il trasporto delle merci. Presso i Borboni, ma anche presso altre dinastie, l’esercito si componeva spesso di compagnie straniere formate da prigionieri di guerra di origine araba a cui veniva affidata la custodia dei cammelli. Nel presepe Cuciniello, la rappresentazione presepiale del ‘700 più celebre al mondo, conservato a Napoli nella Certosa di San Martino, i Re Magi hanno a loro seguito un manipolo di soldati moreschi che rappresentano al meglio le fogge e i costumi dei soldati arabi del Settecento.

Cammelli e dromedari sono originari dell’Asia ma erano conosciuti nel mondo greco ed Erodoto descrive per primo il loro uso militare quando illustra la battaglia di Sardi (546 a.C.) tra gli eserciti di Ciro e Creso. I Romani stessi, probabilmente, videro per la prima volta impiegare in guerra i cammelli da parte degli arcieri di Antioco III durante la battaglia di Magnesia nel 190 a.C. I Romani impararono a utilizzare questi animali nell’esercito anche se principalmente come bestie da soma utilizzati per portare acqua e razioni di cibo per uomini e cavalli e ne diffusero la presenza nel resto dell’Europa a seguito dell’espansione dell’Impero.

Numerose ossa di camelidi si sono rinvenute nella penisola iberica sin dal I secolo: si tratta, probabilmente, dei resti di quegli animali che seguivano gli eserciti romani. Anche in Francia abbiamo resti di cammelli in piena età romana, rispettivamente riferibili al IV e al V secolo d.C. Procopio cita “la follia” di Giustiniano per averne abolito l’uso militare. Resti, identificati come dromedari, sono stati rinvenuti a S. Giacomo degli Schiavoni, in Molise, dove il riempimento di una cisterna databile alla metà del V secolo d.C. ha restituito un frammento di scapola di un probabile dromedario.

A Messina, nel mese di agosto, vengono fatti sfilare per le vie della città due enormi statue di cartapesta alte circa 10 metri di due giganti a cavallo (“u gigantie , a gigantissa”): Mata e Grifone. Alcune leggende parlano di questi come dei fondatori della città, altre leggende parlano dei giganti come della raffigurazione di due prigionieri (il principe musulmano Grifone e sua moglie Mata) obbligati a sfilare nel trionfo del re Ruggero per le vie cittadine; i prigionieri a cavallo e lui stesso in groppa ad un cammello (da qui la tradizione di far precedere le statue dei giganti da un cammello finto). L’inglese John Moore, medico che giunge a Caserta nel 1775 mentre era in pieno fermento il cantiere per la costruzione della reggia, nei suoi diari riporta. ”Elefanti, cammelli, animali da soma si aggirano tra sterri ed impalcati rendendo il cantiere particolarmente animato e tale da sollecitare la meraviglia di chi si reca in Terra di Lavoro.”

Print Friendly, PDF & Email