Prof. Di Vico: a proposito del Noce di Benevento, il noce nella tradizione popolare

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Riceviamo e pubblichiamo dal prof. Gino Di Vico

“Chi pianta un noce è destinato a morire tosto che il tronco arrivi ad ingrossare quanto la testa di chi lo piantò”. Questo detto popolare è riportato da Giuseppe Pitrè (il più importante ricercatore e studioso di tradizioni popolari siciliane, nonché l’iniziatore degli studi folklorici in Italia) in Alberi e piante negli usi e nelle credenze popolari siciliane. Per fare in modo che le noci in fiore non cadano, il tronco del noce si lega con piante ritorte di ampelodesmo e in genere questa pratica veniva eseguita la notte di San Giovanni, periodo in cui la troppa forza della linfa, in ascensione attraverso il tronco della pianta stessa, produceva la caduta dei fiori negli alberi vigorosi.

Un proverbio siciliano dice “Nuci noci” (il noce nuoce); il noce non era una pianta che incontrava i pareri favorevoli delle persone: si riteneva che il decotto facesse bene alle febbri intermittenti  ma più in generale il noce lo si credeva dannoso alla salute. Il noce, come pianta, ha una grande attrazione per i fulmini ed era sconsigliato ripararsi sotto di esso in caso di temporale. In alcune credenze, che riabilitano il noce, si crede che la croce di Cristo fosse fatta di tronco di tale albero e da ciò farne un amuleto con il suo legno  porta fortuna, ad esempio alle partorienti che, se l’avessero tenuto in tasca, avrebbero avuta facilitata l’espulsione del nascituro.

Nella novellistica, la noce, con la castagna, l’avellana e la mandorla è un frutto fatato che se schiacciato da vita a mezzi magici di cui si servono gli eroi per liberare le amate, vittime di incantesimi. Il Pitrè riporta come, pur in tempi lontani, c’era un noce famosissimo: il noce di Benevento che in Sicilia era conosciuto come il noce di Bonaventa. Un noce o una piantagione erano guardati con sacro orrore da cui tenersi lontani perché nei loro pressi albergavano le streghe. Era tale la rinomanza del noce di “Bonaventa” che le stesse streghe siciliane partivano, in volo, dall’isola per partecipare al sabba sannita. Dice Pitrè: “Quando si vede un capannello di sfaccendati, i quali naturalmente stanno a tagliare e scucire i panni addosso di qualcuno, dicesi proverbialmente: Pari la nuci di Benevetu”.

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