Immagini dal Sannio: il Parco delle Morge cenozoiche in Molise

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Il nostro viaggio di oggi ci fa fare un bel salto indietro nel tempo. Un tempo che sembra essersi fermato, se pensiamo a quanto sia viva la sua testimonianza attuale nel nostro piccolo, grande Molise. E infatti, milioni e milioni di anni fa, in era Cenozoica, dai movimenti tettonici della crosta terrestre emersero in superficie delle rocce sedimentarie che videro la propria formazione in ambienti marini. Formazioni che, proprio per questo motivo, erano e sono ricche di fossili. Si tratta di Morge, grandi testimonianze rocciose che hanno dato vita, nei giorni d’oggi, a un Parco tematico tra la valle del Trigno e quella del Biferno. Siamo completamente lontani dal mare, in quel lembo di Sannio pentro che ha la peculiarità di farci vivere le splendide aree interne verdi della piccola regione “che esiste”. Una terra di non semplice accesso, forse, con le sue stradine a volte tortuose, spesso strette, sulle quali le montagne si affacciano imponenti. Una zona che invita alla calma, alla compostezza dell’animo e dei gesti, alla pazienza. Niente mare, dunque, ma quei fossili ci portano comunque a un mare di tanti e tanti e tanti anni fa. Queste morge risalgono al periodo del cenozioico, proprio quello in cui si formarono le più importanti catene montuose. Pietracupa, Salcito, Bagnoli Del Trigno, Limosano, Sant’Angelo Limosano, San Biase, Montefalcone nel Sannio, Roccavivara, Oratino e Castropignano: sono questi i comuni del Molise in cui è possibile imbattersi in questi splendidi esemplari di roccia, in un itinerario tra colline e borghi arroccati del Molise meno conosciuto e, nell’ultimo periodo, più reclamato. Borghi abitati da poche anime ma ricchi di fascino, custodi di tradizioni popolari secolari tramandate con tenacia e devozione.

Pietracupa, conserva una enorme roccia che fa capolino tra gli alberi. Ed è solo la prima di queste morge nate dai movimenti tettonici che oggi sono divenute rifugio per volpi, tassi, donnole, lepri e rapaci come la poiana, il nibbio bruno e lo sparviero. Questo piccolo borgo è conosciuto anche come “la piccola Betlemme del Molise” per via della sua speciale conformazione con cavità che si sono sviluppate nella Morgia. Tipica caratterizzazione del suo centro abitato, nella più grande delle grotte della imponente roccia, sorge la chiesa di Sant’Antonio Abate del XIII secolo, una bella struttura rupestre che custodisce un crocifisso cinquecentesco e un altare ricavato dalla macina di un vecchio mulino. Le altre cavità ospitano un Museo della Rupe, inaugurato nel 2016, ove è possibile ammirare una copiosa raccolta di strumenti di tortura medievali. Pietracupa offre un bellissimo panorama sulle verdeggianti colline ed è ente capofila dell’Itinerario delle Morge, nato nell’ottobre del 2014 con l’obiettivo di valorizzare e tutelare il patrimonio storico e paesaggistico di questo territorio. Il territorio di Pietracupa, tra l’altro, sorge fra due antichissime vie erbose e di terra della transumanza, i tratturi Celano-Foggia e Lucera-Castel  di Sangro oggi patrimonio dell’Unesco. Nel territorio di Salcito sorge la Morgia di Pietravalle, o Morgia dei Briganti, a pochi chilometri da Trivento, tra querce e faggi secolari. la più ricca di cavità naturali e di fossili, molte delle quali su due livelli, chiaramente riferibili a un antico insediamento rupestre, testimoniato dal ritrovamento di ceramica da mensa databile tra la fine del Medioevo e la prima Età moderna. Una morgia visitabile soltanto attraverso l’arrivo in automobile e solo passando tramite un agriturismo presente in loco. Nei pressi si trova il laboratorio paleontologico all’aperto dedicato alla memoria del giovane geografo Flavio Bruni e promosso dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia. Le Rationes decimarum del 1309 e 1328 registrano il toponimo Petra Valla, in riferimento alle tasse versate dai locali chierici. Ma perché Morgia dei Briganti? Siamo nel periodo dell’800, quando il Molise si contraddistingueva per le numerose rivolte popolari che portarono al fenomeno del brigantaggio. Sempre nell’agro di Salcito troviamo la Morgia di Pietra Martino, sperone roccioso a ridosso del quale è stato realizzato un abitato rupestre parzialmente scavato nella roccia. Gli ambienti, come le abitazioni, i depositi, le vasche, le stalle, sono ubicati su quote diverse, delimitati da un recinto in muratura. Si tratta di un sito che le fonti che vanno dal XII a XIX secolo indicano come Pietra Giannizzera, interessato da una lunga frequentazione favorita dalla posizione strategica, a pochi metri dal tratturo Celano-Foggia, inizialmente ricovero temporaneo legato alla transumanza, poi trasformatosi in dimora stabile fino al definitivo abbandono verificatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Morgia di Pietra Martino è ideale per praticare attività sportive come l’arrampicata.

La Morgia di Pietravalle a Salcito

Nel comune di Trivento troviamo la Morgia Pietrafenda, che si presenta con l’unione di tre possenti massi di roccia calcarea nei cui pressi s’intravede l’apertura di una profonda caverna con cunicolo, mai finora esplorata. Il toponimo Pietrafenda vuol dire “pietra spaccata”. Questa morgia rappresenta un insolito monolito roccioso con pareti a picco. Una imponente morgia è il sito in cui sorge il centro antico di Limosano, da cui è possibile godere di una buona veduta panoramica del geosito. Stessa cosa per Bagnoli del Trigno, il cui abitato sorge su due differenti livelli. La Rocca di Oratino, invece, è una formazione rocciosa di notevoli dimensioni, la cui caratteristica è la torre medievale posta sulla sua sommità e collocata a breve distanza dal fiume Biferno. Si tratta di uno sperone roccioso adatto alla difesa e al controllo del territorio circostante. Un sito interessato da scavi archeologici diretti dalla cattedra di Paletnologia dell’Università degli studi di Roma La Sapienza che hanno riportato alla luce alcune strutture monumentali pertinenti a un insediamento dell’Età del Bronzo. In seguto si stabilizzò un insediamento sannitico, del quale sono visibili due cinte fortificate, in opera poligonale e quadrata. Nel periodo medievale vi si sviluppò un nucleo abitato andato distrutto con il terremoto del 1456. La torre medievale ha una pianta quadrata, è alta circa circa dodici metri, ed è caratterizzata da imponenti murature in pietra. È, inoltre, dotata di una grande cisterna.

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