La storia del cotonificio Egg che rese famosi i filati matesini

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Il Cotonificio in una stampa – immagine da www.clarusonline.it

Il 19 ottobre 1945 Piedimonte d’Alife (divenuta Matese nel 1970) fu bombardata a tappetto dai nazisti del Terzo Reich. A seguito del bombardamento ebbe fine anche la storia del Cotonificio Egg, nato per volontà di un imprenditore svizzero che aveva impiantato nel Regno delle Due Sicilie un complesso manifatturiero per la produzione del cotone. Un’ attività industriale moderna e tecnologicamente avanzata che rispondeva alla grande richiesta di cotone, non solo nel regno ma anche all’estero. La scelta di Piedimonte non fu casuale: vi era già presente una tradizione artigianale che risaliva al Medioevo dove la cittadina si distingueva anche per la produzione della lana, della carta e del rame. La cittadina, collocata tra i monti Muto e Cila, poco lontana dal Volturno, si presentava, anche per la disponibilità di acque, un sito che rispondeva a tutte le esigenze di produzione.

La fabbrica di Jean Jacques Egg, sorgeva dove è l’odierna piazza Carmine, al centro della cittadina, e in breve ne costituì la sua fortuna. Dai 120 operai che vi furono assunti all’inizio nel 1813, nel 1845 arrivò ad averne 2.400, con evidenti ricadute sulla crescita economica della cittadina e dell’intera zona. I filati matesini divennero famosi e l’eco delle produzioni della cittadina le valsero il nome di “Piccola Liverpool”. I tessuti matesini si affermarono, in breve, sui più prestigiosi francesi, inglesi e svizzeri. A seguito dell’Unità d’Italia, la fabbrica subì un ridimensionamento e passò di mano ad Amedeo Berner, per rilanciare la produzione. Il nuovo proprietario fece installare una turbina nel 1899 che portò la luce elettrica nel centro matesino.

Durante la prima Guerra Mondiale, la fabbrica fu acquisita dalle Manifatture cotoniere meridionali. Alla Mcm si deve la realizzazione delle centrali elettriche per sfruttare le acque del lago Matese, poi acquisite dall’Enel. In una fredda giornata d’autunno, il 19 ottobre 1943 il vescovo di Piedimonte , Monsignor Noviello, fece di tutto per scongiurare la distruzione della cittadina, ma a nulla valsero le suppliche accorate. I tedeschi in fuga decisero che dovesse essere bombardata mettendo fine, per sempre, a una realtà industriale che era durata più di un secolo.

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