Immagini dal Sannio: borghi rurali, smart cities e south working

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Se volessimo girare il Sannio, nella sua più ampia accezione di Sannio beneventano, matesino o pentro-molisano, se volessimo sorvolarlo o, ancor meglio, camminarlo, vicolo per vicolo, pietra per pietra, minuziosamente e con la massima attenzione, ci ritroveremmo a vivere emozioni uniche, alla scoperta di storie di vita vissuta, racconti, tradizioni, connotazioni culturali, elementi artistici che lascerebbero tutti a bocca aperta. Sappiamo che il Sannio ha una tradizione storica che va molto lontano nel tempo. Popolo fiero, orgoglioso, austero, come i suoi abitanti di oggi, umile e grandiosamente forte, coraggioso, orgoglioso. Per la maggior parte della sua estensione, la zona sannita si connota di caratteristici e tipici borghi rurali: l’agricoltura la fa da padrona e ne caratterizza la vita, l’economia. Cultivar specializzati, vigneti, ultiveti, alberi da frutta e colture che vanno a braccetto con le più tipiche tecniche di allevamento. Il Sannio, del resto, è spesso chiazzato dal passaggio di antichi tratturi, e già questo denota l’animo rurale, agricolo, pastorale di questa regione. Negli ultimi anni c’è stato un interessantissimo fenomeno di valorizzazione dei piccoli borghi, specie per lo sviluppo delle aree interne, per dirigersi verso una dimensione più slow e, al contempo, smart, tema di grande attualità per il Paese intero e, ovviamente, per il nostro Sannio, da mettere in relazione alla tutela di un diffuso patrimonio di interesse storico e ambientale, e alla promozione di un turismo lento ben collegato a quello culturale, oltre che alla riscoperta dei prodotti tipici dei luoghi, volti alla valorizzazione di un consumo critico e responsabile. Un esempio di turismo sostenibile prezioso per il Sannio che, se adeguatamente valorizzato, può diventare una risorsa strategica per il rilancio economico e occupazionale dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria.

Il Sannio beneventano e quello molisano sono ricchi di piccoli e storici borghi che stanno cominciando a ragionare nei termini di città o villaggi intelligenti, da definirsi anche smart cities o smart villages. Dalla valle del Trigno a quella del Biferno, dall’area matesina, alle sponde del Volturno, dalla Valle Telesina, all’area titernina a quella caudina: oggi, il digitale rappresenta il motore fondamentale e trainante dell’economia nel mondo e diventerà il vettore dello sviluppo e della crescita anche per le piccole comunità, delle nostre aree interne che potrebbero subire un processo di spopolamento forte, una perdita di capitale sociale e di risorse umane. I piccoli borghi sanniti potrebbero inserirsi in un percorso intelligente, caratterizzato da un nuovo approccio alla progettazione dello sviluppo locale che, in coerenza alla SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne), vede come elementi fondanti l’innovazione e la digital transformation. La dimensione smart ha assunto una valenza intesa come opportunità di sviluppo economico, sociale e culturale, in cui l’innovazione è il perno della propria organizzazione, facendo leva sui temi dell’ambiente, della sostenibilità e dell’accessibilità. Dopo anni di folle consumo del suolo, di cementificazione e crescita irresponsabile, finalmente vi sono tutte le condizioni per salvaguardare l’ambiente, ripartendo da logiche compatibili con la fragilità e la complessità del territorio. Una nuova dimensione dell’abitare e del vivere i luoghi. Oggi come oggi, si rende necessario utilizzare questo nuovo approccio all’innovazione, costruendo politiche lungimiranti e ponendo l’accento sull’agire small, ossia sulla promozione di politiche che privilegino il capitale umano, l’ambiente, l’ecosostenibilità, l’educazione, l’istruzione, l’attenzione alle politiche di genere, la messa in rete dei bisogni per garantire una massa critica adeguata a un’efficace fornitura di servizi. Al centro è, quindi, la persona ed è su questa che va declinata la parola smart. Piccoli e storici borghi a dimensione d’uomo che si candidano a divenire un laboratorio di innovazione sostenibile in cui sperimentare soluzioni, idee e progetti per un modello di insediamento a bassi costi e dal ridotto impatto ambientale, che possano imporsi positivamente anche sul mercato del turismo sostenibile e di qualità. Si improntano a una vita in cui i fattori di produzione vengono utilizzati in maniera sostenibile, senza distruggere il territorio, ma preservandolo per le generazioni future. Laboratori viventi di tradizioni e di accoglienza che, con l’utilizzo del digitale e di nuove tecnologie, li abilitino a essere in grado di offrire servizi analoghi a quelli delle città più smart, con la differenza di avere un contesto ambientale e sociale caratterizzato per maggiore sostenibilità.

Castel del Giudice (Emanuele Scocchera)

Strade digitali che ovviamente vorrebbero vedere la riduzione del digital divide, che possano proiettare i piccoli borghi in una dimensione dalle vedute più larghe, su una scala a carattere globale, conservando la loro natura specifica dalla caratteristiche rurali, nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale. Trasferirsi nei piccoli paesi del Sannio e avvalersi del digitale per portare avanti un progetto di lavoro agile, smart working o meglio ancora di south working: veder spopolarsi le grandi città, metropoli, per ripopolare il sud con i suoi profumi, le sue tradizioni, i suoi colori e restare in contatto con realtà più lontane. Un fenomeno che ha interessato, ad esempio, Guardia Sanframondi, nel Sannio beneventano, che negli ultimi anni ha visto un grande fenomeno di ripopolamento grazie a più di 250 stranieri, americani, canadesi, inglesi, scozzesi, che hanno scelto di abbandonare le caotiche metropoli per trasferirsi nei suoi storici vicoli, tra lughi filari di vigneti e terre vive di secolari ulivi, tra l’odore di mosto e un brindisi a base di Falanghina, in abitazioni abbandonate, acquistate e ristrutturate, per vivere in un contesto certamente lontano dal loro. Un borgo che grazie all’allacciamento della banda ultra larga, con i collegamenti in fibra, al wi-fi gratuito in buona parte del suo territorio, e grazie alla straordinaria valorizzazione territoriale fatta dai suoi amministratori nei recenti anni passati è considerata “la piccola America” della Campania. E a tal proposito, non possiamo dimenticare la proposta dell’onorevole Roberto Costanzo in una lettera aperta al governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, dello scorso luglio, in cui chiese il suo interessamento affinché possa essere approntata una speciale legge regionale per i Comuni che accolgono nei loro borghi rurali persone e famiglie di nazionalità straniera, le quali desiderano spostare il proprio domicilio dalle affollate e inquinate aree metropolitane in località più ecologiche e tranquille. Costanzo parlò proprio di Guardia Sanframondi: “Proprio qui, da alcuni anni, è in atto un esperimento di grandissimo significato civile e urbanistico: il suo quartiere più antico, che negli ultimi decenni del secolo scorso era rimasto quasi totalmente spopolato, ora sta vivendo una significativa rianimazione, determinata da una presenza di centinaia di famiglie di stranieri che, da oltre oceano e dal nord Europa lo hanno scelto come luogo non solo di riposo e vacanza ma di primaria residenza. Se non mi sbaglio, la stampa non ha ancora parlato di quei residenti internazionali di Guardia Sanframondi, che non sono poveri migranti in cerca di lavoro… Si tratta di oltre 200 famiglie (dico oltre duecento!) molte delle quali hanno acquistato e restaurato singole abitazioni in quel borgo antico che ormai non ha più le sembianze di un quartiere abbandonato e degradato. Vivono lì e da lì lavorano, anticipando il lockdown, con lo smart working, persone di varie nazionalità e professioni”.

Un esempio di smart village in Molise, in quel Sannio pentro fresco e genuino, è Castel del Giudice, il borgo che nel corso degli ultimi vent’anni ha saputo reinventarsi, sempre a sostegno di un progetto di sostenibilità, vita bio e turismo di qualità e più diffuso, rinnovamento di vecchi immobili abbandonati, creando lavoro e facendo impresa in questo piccolo angolo di terra di stampo rurale. Un borgo che ha installato il wi-fi gratuito per tutta l’area territoriale, ed è stato protagonista dell’installazione di lampioni intelligenti, che puntano a migliorare la qualità della vita dei poco più di 300 abitanti del borgo. Non solo i dispositivi illuminano le strade del borgo consumando meno energia, ma sono anche punti multifunzionali che permettono di gestire da remoto la luce, di monitorare il livello di polveri sottili, l’inquinamento acustico, di controllare lo stato dei cassonetti della spazzatura con telecamere di sorveglianza e di leggere in tempo reale i dati del consumo idrico. Grandi rivoluzioni da piccoli borghi a due passi da noi e dal paradiso!

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