Immagini dal Sannio: le Calende dei contadini, antico modo di prevedere il tempo

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Antiche Calende, foto presa dal web

Avrete certamente sentito parlare delle Calende, che non bisogna assolutamente confondere con le Calende Greche: in questo caso, si tratta di un metodo non scientifico utilizzato per fare previsioni meteorologiche a lungo termine, che ha origini antichissime, pare al X secolo d.C.. Un metodo contadino, utilizzato proprio da coloro che lavorano con la terra, vivono di frutti della terra, e il Sannio conosce bene le tradizioni in oggetto. In questi giorni d’inizio anno, in particolare, le previsioni sull’andamento dei prossimi dodici mesi sono molto frequenti, specialmente da parte degli agricoltori preoccupati per il prosieguo dei loro raccolti, per determinare le semine e le tecniche agricole da utilizzare e, altresì, per immaginare la riuscita del reddito futuro. Oggi sono molte le tecniche per avere previsioni del tempo più certe, ma non era così anni e anni fa. Ecco dunque la volontà di rispolverare queste antiche metodologie, per gioco e per curiosità, un tempo consuetudine contadina di tutta Italia, e quindi anche delle aree interne sannite. Si teneva nota delle condizioni atmosferiche per un preciso lasso di tempo registrandole giorno per giorno e, alla fine di questo periodo di rilevamento, l’esperto traeva le sue conclusioni. Già è nota la tradizione del capofamiglia che bruciava ramoscelli di ulivo o di alloro nel camino o in piena campagna: in base allo scoppiettio provocato dai ramoscelli nel fuoco, era possibile prevedere l’andamento meteo futuro. Per sapere come sarebbe andato l’inverno, i contadini, inoltre, dividevano il seme di un caco in due, orizzontalmente, e osservavano la forma del virgulto. Se era a cucchiaio, sarebbe caduta molta neve mista a pioggia, se a forma di forchetta la neve sarebbe stata leggera e l’inverno mite, se a forma di coltello, l’inverno sarebbe stato pungente, con venti forti e gelidi. Una tradizione medievale consiste addirittura nel tagliare la cipolla in dodici spicchi e su ognuno si adagia del sale. Si lasciano asciugare sul davanzale della finestra la notte tra il 24 e il 25 gennaio. Se il sale si scioglie parzialmente, il tempo sarà variabile, se completamente vuol dire che ci saranno pioggia o neve. Se invece il sale resterà intatto vuol dire che ci sarà tempo bello e sole. Un metodo simile è quello, per i contadini, di stabilire il prezzo del grano dei futuri dodici mesi: da una spiga vengono scelti dodici chicchi da porre entro un cerchio di brace nel focolare. Se il chicco abbinato a un mese salta in avanti, il prezzo del grano in quel mese aumenterà, se all’indietro, diminuirà.

La ricercatrice Franca Pirovano, nel suo testo Sacro, magia e tradizione in Brianza, racconta della cosiddetta “ghirlanda” compresa tra il Natale e l’Epifania, il periodo che i contadini analizzavano per stilare le previsioni dell’anno nuovo. La tradizione, che accomuna tutto lo Stivale, nel Sannio è leggermente diversa e più complicata che al Nord: dopo aver preso nota del tempo nell’arco di giorni che va dal 13 dicembre, giorno in cui si celebra Santa Lucia, sino alla vigilia di Natale (giorni che rappresentano le diritte), si fa pausa nel giorno di Natale e si riprende il 26 dicembre fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania (giorni che rappresentano le rovesce). Altri, invece, prendono in esame il mese di marzo. Tutto comincia guardando fuori la finestra durante i giorni in questione: il tempo climatico va appuntato sul calendario giornalmente. L’importante è anche saper interpretare i “segni”, col tempo e con la pratica. Le dritte servono per capire cosa succede nella prima parte del mese, le rovesce riguardano la seconda. Si tratta di un calcolo “al contrario”: il 13 dicembre rappresenta gennaio, il 14 dicembre rappresenta febbraio, e così via fino ad arrivare al 24 di dicembre che rappresenta il mese di dicembre dell’anno avvenire. Si riprende il 26 di dicembre e s’inizia a scorrere i mesi al contrario: il 26 dicembre rappresenta dicembre, il 27 dicembre rappresenta novembre e così via fino ad arrivare al 6 gennaio che rappresenta il mese di gennaio dell’anno nuovo. Si fa una media unendo i giorni cioè osservando il tempo del 13 dicembre e quello del 6 gennaio e si ha un’idea sul tempo che farà a gennaio del 2019. Il giorno di Natale è un giorno che non viene calcolato. Questa tecnica era applicata in varie regioni, spesso cambiando nome. Anche in Mesopotamia esisteva una metodologia simile che veniva chiamata zakmuk. Che abbia fondamenti scientifici o meno, ricorrervi ci fa certamente sentire abbracciati in un’antica dimensione rurale e tradizionale.

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