La figura di San Giuseppe nel presepe e nella tradizione folclorica

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Il culto del Santo viene introdotto ufficialmente nella liturgia nel sec. XV da papa Sisto IV (il Papa della Cappella Sistina), e consacrato il 19 marzo. Nel periodo della controriforma la figura di San Giuseppe riceve un vigoroso impulso, da venerabile patriarca a giovane dinamico lavoratore dai capelli corvini. Nei vangeli Apocrifi, viene scritto che il santo ha 89 anni all’epoca delle nozze con Maria e 111 all’epoca della sua morte. Nella Cantata dei Pastori un vecchio capo-compagnia stabiese affermava: “San Giuseppe poteva tenere una trenta, quarant’anni quando si sposò Maria. La Madonna mica se lo pigliava a uno così vecchio. Siamo noi che facciamo la Cantata che ci piace vederlo vecchio, cadente e con la barba bianca”.

Nella tradizione del Presepe napoletano, il Santo viene raffigurato anziano, calvo, in piedi sulla destra del Bambino, con in mano il bastone, a volte fiorito, vestito in una tunica viola e di un mantello giallo oro. Anche gli artigiani di San Gregorio Armeno, continuatori della tradizione del presepe, raffigurano il santo: calvo e con la barba fluente, grigia o bianca. La tradizione di rappresentare il Santo anziano si è diffusa perché rendeva più credibile la verginità di Maria e il ruolo di solo padre putativo. Infatti, essendo Giuseppe sessualmente interdetto, non poteva che essere vecchio. Negli Evangelisti, S.an Giuseppe rimane in ombra, Marco e Giovanni non lo menzionano addirittura, mentre Luca lo cita nell’episodio della nascita di Gesù. Matteo accenna a Giuseppe negli episodi della nascita di Gesù, nella Fuga in Egitto e nel ritorno a Nazareth.

Il clero, nelle prediche che teneva nelle chiese nel periodo che precedevano le festività, per mancanza di fonti ufficiali, molto spesso attingeva dai Vangeli Apocrifi. Negli Apocrifi, la figura di Giuseppe acquista maggior rilievo ma perde la sua aurea mistica a favore di un’immagine più popolare e fantasiosa. L’essere stato in vita un falegname vissuto in condizioni di povertà lo rende più vicino alle classi popolari, ma l’essere un povero vecchiarello stanco lo espone anche a facili ironie sulla sua virilità e la conseguente mancata paternità. Maria incinta prima del matrimonio, Giuseppe che non era padre di suo figlio ed era rimasto abbastanza turbato da tutta la vicenda, descritto come incapace di prendere decisioni autonome; ogni volta sono gli angeli a ordinargli cosa deve fare e infine lo stesso Cristo che, quando smarrito viene ritrovato nel tempio, risponde a Maria preoccupata che gli chiede: ” Figlio, perché ci hai fatto una cosa come questa? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo angosciati.” – “ Perché mi cercavate? Non sapete che io devo attendere alle cose di mio Padre?”

Giuseppe, secondo la Storia di Giuseppe falegname” che tra gli Apocrifi è il testo che racconta della morte del Santo, muore prima che Gesù inizi la vita pubblica, e muore tra le braccia dello stesso Gesù e di Maria. La festa del papà, il 19 marzo, richiama l’idea che, essendo Giuseppe il padre di Cristo, è il padre di tutti, il più potente di tutti i santi a cui rivolgersi per risolvere situazioni altrimenti disperate. Giuseppe nell’agiografia popolare è anche il protettore dei ladri. Nella commedia De Pretore Vincenzo, di Eduardo De Filippo, Vincenzo di ritorno dalla galera si ritrova in una piazzetta dove campeggia una statua semiabbandonata, scorticata e polverosa di San Giuseppe. Ninuccia, la sua donna, animata da una sincera fede popolare, invita il giovane ad affidare la sua vita alla protezione di un santo e per convincerlo lo persuade a scegliere come santo protettore il San Giuseppe della piazzetta. De Filippo, nella parte del sogno di De Pretore, riprende la leggenda che vuole San Giuseppe, alla morte di un ladro che era stato suo devoto in vita, intercedere presso Dio per farlo entrare in Paradiso. Al rifiuto di Dio, Giuseppe minaccia di lasciare il cielo con la moglie e con la sua dote di angeli e cherubini. Il Signore, per evitare che il Paradiso rimanga deserto, è costretto a cedere al santo.

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