Immagini dal Sannio: Monte Acero, le mura megalitiche e la statua del Redentore

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In copertina, Monte Acero visto da San Lorenzello, foto di Mario Sagnella

Monte Acero è un rilievo in Valle Telesina, appartenente ai comuni di San Salvatore Telesino e Faicchio. E proprio questo rilievo è un punto di riferimento da ogni parte si guardi l’area telesina, un monte che qualcuno paragona, per forma, a un piccolo Vesuvio. E come per il Vesuvio, ai suoi piedi c’è il mare, il mare della Valle, quello dei suoi paesi e borghi, quello verde dei campi, di viti e di filari, di campi coltivati a ortaggi e frutteti, l’area del medio corso del Volturno e della bassa valle del Calore, riuscendo a scorgere anche il torrente Titerno. Viticoltura e artigianato, manipolazione sapiente dei prodotti della terra, sono da sempre stati considerati l’asse economico principale del territorio su cui Monte Acero domina. Già nell’antichità, attorno al I° secolo a.C., sulle colline e sui pendii del monte veniva coltivata la vite, così come ci viene tramandato da Orazio, il quale, durante uno dei suoi lunghi viaggi, passò proprio sulla via Latina e, in una delle sue pause, riposando esclamò la famosissima: “Hoc erat in votis – Nunc est bibendum” (questo era il mio desiderio – ora si deve bere!). La sua vetta arriva a 736 metri, sopra alla quale troviamo una cinta fortificata costituita da mura megalitiche, e risalente al VI sec. a.C., età prettamente osca. Studiosi la definiscono come uno dei più importanti esempi dell’architettura militare sannitica. Si tratta di possenti mura, in opera poligonale, realizzata da massi grezzi o appena sbozzati, in pietra tufica, cavati in loco. Questi possenti massi non avevano alcun legante che li univa gli uni agli altri, ma si connettevano grazie al loro stesso peso. Lo spazio che si trova tra i blocchi calcarei è costituito da un riempimento di pietrame. La cinta muraria, lunga all’incirca 3 km, con un’altezza media del muro di 3,50 mt, sale fino alla vetta, dove troviamo l’Arce, il cui termine deriva dal latino arx, ossia la parte più elevata della città, sinonimo di rocca. Era questa la cittadella, punto strategico, osservatorio militare da cui venivano controllati i movimenti che avvenivano a valle. Oggi possiamo identificare questo luogo con quello in cui sorge, a Faicchio, la chiesa del SS. Salvatore, con il Convento di San Pasquale. Una delle porte della cinta megalitica si trova in direzione di Telesia, un’altra, invece, all’interno delle due cime del monte, Ai suoi piedi, nell’antichità, vita e passaggi sulla via che da Allifae si congiungeva con Beneventum. Un sentiero ben segnalato, attorniato da boschi e da una ricca vegetazione, ci dà la possibilità di raggiungere, prima della cima del Monte Acero, la tipica statua di Cristo Redentore che svetta in cielo.

La statua del Redentore, foto di Roberto Fratta

Le statue del Redentore per il Giubileo del 1900 sono venti sculture, cappelle e croci edificate su altrettante vette di monti italiani, tra i secoli XIX e XX, in omaggio a Gesù Redentore, su iniziativa di papa Leone XIII per dare il benvenuto al Nuovo Secolo. Doveva essere un grandioso omaggio a Dio, da edificarsi su altrettanti monti nelle diverse regioni italiane. Una idea che fu subito accolta dalle diverse diocesi, le quali crearono un comitato per la decisione delle venti località dove dovevano essere situati i monumenti. Nel 1900 vennero murati nella porta santa della Basilica di San Pietro i venti mattoni provenienti dai rispettivi comitati locali, con una pergamena esplicativa. Il monumento in ghisa bronzata eretto a Gesù Redentore su Monte Acero fu realizzato il 30 novembre del 1902, dalla Diocesi di Cerreto. Questa possente statua è un po’ il simbolo cardine del monte, Essa è alta 3 metri, pesa ben 16 quintali e poggia su un basamento tronco-piramidale in pietra a vista squadrata che presenta, sui lati, una lapide con stemma vescovile e una piccola edicola con arco a sesto acuto, nel cui interno è presente una piccola cappella. Il monumento venne eretto dalla ditta Rosa Zanazio di Roma con un costo di circa 4.000 lire, spesa che venne sovvenzionata dalle offerte provenienti da tutta la Diocesi. Nel 1979 la statua venne restaurata, nelle Officine Pironti di Napoli, a spese dell’imprenditore della zona Emilio Bove. dato che cadde al suolo, nel 1974, a causa di un violentissimo ciclone. Essa, in quella occasione, venne poggiata al basamento in cui oggi la troviamo. Ogni anno, per ricordare l’erezione del monumento, la prima domenica di agosto si svolge un pellegrinaggio che parte da Cerreto Sannita, simbolo della sede vescovile diocesana. Il Redentore è in atto benedicente, in segno di protezione sulla intera Diocesi, punto di riferimento di credenti e non.


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