Pillole dalla zona rossa: il cuore diVino di Castelvenere

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Città del Vino ne abbiamo? Certo, siamo nel bel mezzo. Che si tratti di Wine tourism o di terapia del paesaggio, il turismo di prossimità può ripartire dai nostri meravigliosi piccoli borghi rinomati per l’eccellenza enologica, per la loro storia, le bellezze di alta qualità, i grandi sacrifici quotidiani che danno sempre buoni frutti. Mesi fa la definii “la Regina pià vitata del Sud Italia” ed è proprio così. In questo statico mercoledì di lockdown, la mia mente se ne va in giro tra i vigneti di Castelvenere.

Vigneto in località Bosco Caldaie, foto di Barbara Serafini

Circondata da colline ricche di vigneti e di uliveti, rigogliose e verdeggianti, fra cantine tufacee, nel cui interno la temperatura e l’umidità si mantengono sempre costanti, per cui sono considerate il luogo ideale per la vinificazione e la conservazione del vino, sorge l’antico centro agricolo, piccolo borgo che nasconde un forte senso di comunità e identità. Un borgo attorniato da viti, ettari ed ettari di terreni agricoli che l’hanno fatta riconoscere come comune più vitato del Sud Italia, un borgo rurale che fonda la sua economia sull’agricoltura stessa, e più precisamente sulla viticultura. Un borgo che sa stare in piedi grazie al suo lavoro, al profumo dei campi coltivati, grazie ai suoi abitanti attenti ai richiami della fresca terra. Un territorio di pianura, dove i produttori locali hanno cercato per i loro vigneti le posizioni migliori per ottenere uve idonee alla produzione di vini in linea con gli elevati standard presenti nella provincia di Benevento.

Nelle Rationes Decimarum Campaniae del 1308 viene menzionato un Casale Vieneri divenuto in seguito feudo dei Sanframondo, fino al 1460. Alla fine del XV secolo la Terram Veneris passò alla famiglia Monsorio. “Castiel Venere – si legge nel prezioso documento conservato presso l’Associazione Storica del Medio Volturno in Piedimonte Matesesta edificato in luogo pieno fortissimo di mura con fossi attorno, di maniera che della parte di tramontana sta eminente, per esserci un vallone sotto, per dove corrono le acque piovane del paese s’entra per una porta con ponte a levatoio dalla parte occidentale, Dove si trova una bella strada diritta di conveniente larghezza spartuta con vichi da una parte e l’altra et è asciutta et ancor di inverno, et per essere terricciuola piccola e ben popolata di maniera che fuor detto castello al’ incontro detta porta sono altre bone habitationi, con la parrocchiale chiesa di San Nicola, dove risiede l’Arciprete con un diacono, un clerico e due altri clerici coniugati. Il barone non abitava in Castelvenere ma nella vicina San Salvatore dove in sommità di una collina aveva un castellotto”.

Panorama di Castelvenere, foto di Valentina Verrillo

In copertina, foto del centro storico.

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