#iorestoacasa ma vado a… San Lorenzo Maggiore

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Un altro sabato mattina di quarantena e noi ce ne andiamo a spasso, virtualmente, a visitare i bei borghi della Valle Telesina e del Titerno.  Questa è la volta della piccola e affascinante San Lorenzo Maggiore, comune che supera di poco i 2.000 abitanti e che ha in sé stipate piccole, grandi perle di bellezza. Ringrazio di cuore chi mi ha fornito le fotografie, ho riscontrato una grande generosità e collaborazione da parte dei laurentini che mi hanno aiutata nella stesura di questo articolo. Gli autori delle foto sottostanti sono stati anche molto pazienti nell’aiutarmi a ricostruire un po’ di informazioni e a rispondere alle tante curiosità che spesso rivolgevo loro. In particolar modo, ringrazio Rino Gillo e Luciano Di Libero per aver sopportato oltre misura le mie domande a raffica. Ringrazio anche il Prof. Ennio Cicchiello per alcuni dettagli storici che hanno contribuito a completare questo piccolo lavoro.

Anticamente, San Lorenzo era parte del mandamento di Guardia Sanframondi, il cui nome deriva da una Collegiata di cui era insignita, sotto il titolo di S. Lorenzo Martire. Si tratta di un borgo piccolo dell’entroterra campano, ma con un’economia molto fiorente, basata prevalentemente su attività di tipo agricolo: frutteti, vigneti, uliveti regnano e la fanno da padrona in questa fertilissima terra. San Lorenzo Maggiore, infatti, è rinomata per la produzione di olio extravergine di oliva DOP e DOC; tra i suoi uliveti sono presenti la racioppella, l’ortice, l’ortolana o Bella di San Lorenzo. Il borgo sannita, nel mese di agosto, ospita una caratteristica sagra dell’olio d’oliva, l’Oevo Expo. La cittadina è anche terra di ottimi vini, prevalentemente Falanghina e Aglianico.

La bella San Lorenzo Maggiore è nominata nel Chronicon Vulturnense del monastero di San Vincenzo al Volturno ma la prima testimonianza del borgo sannita risale all’epoca preistorica: si tratta della famosa mandorla di Chelles, oggi conservata nel Museo della società antropologica a Parigi, reperto trovato nel 1915 in località Limata, antico borgo che sorgeva nei pressi del fiume Calore, con una cappella dedicata a Santa Maria di Limata:  si tratta di una scheggia di quarzite levigata dall’uomo primitivo che probabilmente veniva usata per squartare e scuoiare animali. Limata è il primo centro abitato di San Lorenzo, nel 663 d.C. fu sede della battaglia che si tenne fra le truppe del longobardo Mittola, conte di Capua, e l’esercito dell’imperatore bizantino Costante II, che ne restò sconfitto. Per Limata transitava la Via Latina, una delle tre arterie romane indicate da Strabone come nobilissimae viarum. Il paese di San Lorenzo Maggiore, infatti, è attraversato dall’itinerario della Via Francigena del Sud, nella sua variante della Via Sacra Longobardarum, che da Roma passando per Benevento, capitale della Longobardia del Sud, nota come Langobardia Minor, attraversando i comuni di Faicchio, San Lorenzello, San Salvatore Telesino, Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore, proprio in località Piana presso il Ponte Romano, Ponte, Benevento, Paduli, Buonalbergo e Pietrelcina prosegue verso la Puglia lungo l’antica Via Traiana fino a Troia, per poi deviare verso il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo. I resti del ponte romano sorgono proprio presso la Chiesa di Santa Maria della Strada. Intorno all’anno 1000, sempre grazie alla sua collocazione, Limata diventò un fiorente nucleo commerciale ed ebbe una rapida evoluzione demografica; con l’avvento dei Normanni divenne sede dei Sanframondo che nel dicembre del 1382 ospitarono Luigi d’Angiò, che qui arrivò per occupare il regno e per vendicare l’uccisione della Regina Giovanna I di Napoli. Nel XV secolo passò in mano ai Carafa e nei secoli successivi iniziò la sua fase discendente fino all’abbandono in favore del Nuovo Borgo di San Lorenzo. Attualmente, dell’antico castello resta ben poca cosa. Tra i motivi per cui Limata venne abbandonata vi fu, principalmente, il fatto che i Carafa preferirono dimorare a Napoli ma anche gli insopportabili miasmi che arrivavano dal fiume Calore. Alcuni profughi si ritirarono sulle colline presso l’attuale borgo di San Lorenzo Maggiore, amministrata, come gli altri comuni dell’Italia meridionale, da una Universitas. Il 5 giugno 1688 vi fu il disastroso terremoto che provocò ingenti danni al paese, come per la maggior parte dei centri limitrofi, che però venne subito ricostruito e, quindi, ripopolato. Dell’antico castello restano, ancora riconoscibili, una torre e un bassorilievo incastonato nelle mura raffigurante una donna longobarda. Una leggenda collega Limata a una delle più importanti manifestazioni religiose sannite: parliamo della Madonna dell’Assunta, amata, venerata e celebrata a Guardia Sanframondi, soprattutto in occasione dei Riti Settennali di penitenza alla Vergine. Sembra che tantissimi anni fa un anziano contadino intento ad arare con i buoi il suo pezzetto di terra in Contrada Limata, nel mese di agosto, affaticato dal lavoro e dal solleone pomeridiano, si bloccò a causa di un arresto improvviso dei suoi buoi, che si piegarono sulle ginocchia. Come per magia, dal cuore della terra si diffuse un suono di campanelli che inebriò l’animo del vecchietto che cadde in ginocchio, per poi riprendersi e cominciare a correre a destra e a manca a chiedere aiuto. Subito la notizia dello straordinario evento si diffuse in tutti i borghi limitrofi, Guardia, Paupisi, Vitulano, San Lorenzo e di lì a poco molti vi accorsero, richiamati da questo evento miracoloso. Dopo qualche ora di scavo, vennero fuori prima due campanelli di bronzo di meravigliosa fattura e poi la bellissima statua lignea della Vergine Assunta, con in braccio un Bambinello, recante una spugna nella mano destra.

Nel cuore del borgo sannita, troviamo la sua Chiesa Madre di San Lorenzo, elevata a Collegiata nel 1553, il cui altare maggiore, proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Strada, è cinto dal coro ligneo seicentesco ed è sovrastato da un bellissimo dipinto raffigurante il martirio di San Lorenzo, risalente al  XVIII secolo, di Francesco Mazzacca. Si tratta della chiesa parrocchiale, da cui partono le processioni di San Lorenzo martire, patrono del paese, e della Madonna della Strada. La processione di San Lorenzo si svolge il 10 agosto mentre quella della Madonna della Strada si tiene la prima domenica di giugno. L’ultima domenica di giugno, invece, si tiene la lunga processione di 5 km della statua della Madonna, durante la quale essa viene riportata in località Piana, presso il suo Santuario, laddove fu ritrovata, per ritornare due settimane dopo in paese, la seconda domenica di luglio. La Chiesa di Santa Maria della Strada è da collegarsi a un’antica leggenda secondo la quale la Madonna sarebbe apparsa a una pia donna invitandola a scavare nel luogo dove oggi sorge la chiesa. Scavando fu rinvenuta una cappellina con l’icona, in stile bizantino, della Vergine col Bambino e, una volta prelevata l’icona da terra, sarebbe iniziata a sgorgare dell’acqua miracolosa. Questa cappellina oggi costituisce la cripta della chiesa. L’edificio, con il suo convento annesso, fu abbandonato nel XIX secolo e poi recuperato negli scorsi anni Novanta. Qui, sempre la seconda domenica di luglio, si svolge una tradizionalissima manifestazione che vede le sue origini addirittura a culti pre-cristiani, eseguiti per propiziare le piogge ed evitare calamità naturali o la distruzione dei raccolti. Si tratta dell’offerta dei carri di grano, i cui covoni rappresentano soggetti religiosi, allestiti da persone particolarmente devote, laurentine ma anche di paesi limitrofi come Ponte, Casalduni, Paupisi. Ogni carro viene portato in processione e benedetto davanti al sagrato della chiesa dal parroco. Tra le altre chiese, quella della Madonna SS della Neve, sita nel cuore del centro storico, la più antica chiesa del paese, originariamente dedicata a San Lorenzo, la Chiesa di San Bernardino con opere in marmo vitulanese, la Chiesa del SS nome di Dio, con un’antichissima scultura della Madonna della Sanità proveniente da Limata e la Chiesa di San Rocco o Congregazione della Madonna del Carmelo, in cui all’interno sono conservate bellissime pitture. Dei suoi storici resti sono da ricordare le porte dell’antica città, Porta Valle, Porta Cornicelli, Porta Forte e Porta dei Giudei.

Uno degli eventi religiosi più sentiti di San Lorenzo Maggiore è la processione del Venerdì Santo in onore della Vergine Addolorata, con la processione della Madonna e del Cristo Morto, in cui centinaia di fedeli incappucciati e scalzi si percuotono a sangue, in segno di penitenza, con la disciplina, una catena fatta di piastre di ferro legate tra loro. Questi fedeli si chiamano Battenti proprio per il loro battersi in segno di penitenza, per essere più vicini a Cristo durante la Passione, chiedendo perdono dei loro peccati. Si tratta di un seguitissimo e antico rito che trae origine dal Medioevo.

GALLERIA FOTOGRAFICA DI SAN LORENZO MAGGIORE

La Chiesa Madre di San Lorenzo Maggiore, risalente al 1417, elevata a Collegiata nel 1553, da cui prende il nome il paese. Si tratta della chiesa parrocchiale. Foto di Nicola Ferrara e Rino Gillo.

Il tradizionale paesaggio rurale del borgo sannita con i suoi imponenti uliveti. Foto di Nicola Ferrara.

Vista panoramica di San Lorenzo Maggiore. Foto di Nicola Ferrara e Rino Gillo.

Vista sui tetti di San Lorenzo Maggiore. Foto di Luciano Di Libero.

Il resti del Ponte romano, in località Piana, risalente al I secolo d.C., ove transitava la Via latina, una delle tre arterie romane indicate da Strabone come nobilissimae viarum. Foto di Luciano Di Libero.

La Chiesa del SS nome di Dio, da cui parte la tradizionale processione dei Battenti del Venerdì Santo, che celebra la Vergine Addolorata e il Cristo Morto. Foto di Nicola Ferrara.

I Battenti di San Lorenzo Maggiore, penitenti a sangue per mezzo della disciplina. Foto di Luciano Di Libero e Rino Gillo.

Il centro storico di San Lorenzo, antico, elegante e variopinto. Foto di Rino Gillo e Luciano Di Libero.

Un carro di grano avanti alla Chiesa di Santa Maria della Strada mentre riceve la benedizione del parroco, nella seconda domenica di luglio. Foto di Rino Gillo.

La Fontana Antinora, sita nell’omonima piazza. Foto di Rino Gillo.

Chiesa e Convento di Santa Maria della Strada. Foto di Nicola Ferrara e Rino Gillo.

I resti dell’antico castrum di Limata. Foto di Nicola Ferrara e Luciano Di Libero.

L’antica Porta Valle, risalente al XIV secolo d.C.. Foto di Rino Gillo

La statua di San Lorenzo Martire, patrono del paese, in processione in occasione della festività a lui dedicata. Foto di Luciano Di Libero.

I resti del Forte, il nucleo originario del paese quando Limata cominciava a spopolarsi. Foto di Rino Gillo.

L’Arco di San Nicola, ingresso della villa settecentesca della famiglia Casselli, che oggi è un rudere, di cui l’arco è l’unica testimonianza. Foto di Nicola Ferrara.

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