Immagini dal Sannio: Fossalto, il borgo normanno delle opere d’arte

postato in: Immagini dal Sannio | 0
Condividi articolo

Oggi siamo a Fossalto, in provincia di Campobasso, che prima del 1862 era distinto in due feudi, Castelluccio e poi Fossaceca, entrambi alle dipendenze di Limosano. In origine sorse su un’altura, un promontorio tufaceo dove ancora oggi si trova il centro storico; in seguito il suo abitato si è sviluppato più a valle. Terra natale del futurista Giuseppe Folchi e del poeta Eugenio Cirese, Fossalto è un paese piccolo e abbastanza recente, se consideriamo che sorse in età medievale. Era circondato da mura e torri fortificate, a protezione del borgo, distrutte nel Settecento. Gli Stendardo, i De Capoa, i Greco, i Pellegrino e i Mascione furono i feudatari che nel corso degli anni si sono avvicendati nel possesso del borgo. Il centro storico, con la sua lunga scalinata, si concentra proprio intorno al palazzo Baronale e alle due importanti chiese, che conservano vere e proprie opere d’arte. Si tratta delle chiese di Santa Maria Assunta e di Sant’Antonio. La prima conserva un altare di elevata fattura, costruito con marmi policromi intarsiati, e un altare ligneo dedicato alla Vergine con il Bambino. Esso è rivestito in foglia oro zecchino ed è posto in una nicchia centrale circondata da quindici ovali su cui sono rappresentati i Misteri del Santo Rosario. Alcuni dei quadri qui presenti sono attribuiti a Paolo Gamba, pittore molisano settecentesco di scuola napoletana. Una enorme tela ritrae il Sacrificio di Melchisedec, dipinta nel 1758, ma ancora vi sono tele raffiguranti Caino e Abele, Il Sacrificio di Isacco e La caduta di Gerico. La volta della chiesa nel 1934 è stata affrescata da Amedeo Trivisonno, un altro illustre artista campobassano, con la Madonna Assunta in cielo tra gli angeli. L’altare della Madonna del Rosario è caratterizzato da quindici lunette dipinte. L’edificio è affiancato da un campanile con arco gotico sulla base.

Nella chiesa di Sant’Antonio di rilevante bellezza è l’altare barocco del 1680. Si tratta di una struttura lignea riccamente decorata, alta 14 metri e mezzo e largo 8, che occupa l’abside centrale. Un’altra bella chiesa è quella dedicata a Sant’Agnese, nella contrada omonima, risalente al tardo ‘700, costruita però su una precedente struttura gotica. La contrada si chiama così proprio perché nei primi secoli del Cristianesimo vi sarebbe apparsa la Santa. Un episodio confermato da una lapide rinvenuta in loco con la scritta “Situ absitum”. Torre Ciarlitto fu costruita nel Trecento, ha una pianta circolare e proteggeva il baronale palazzo Mascione, che ripete almeno parzialmente l’impianto di una fortificazione normanna, o anche longobarda, racchiusa all’interno di un recinto che nel periodo angioino fu munito di una difesa in muratura. Oggi è una residenza signorile che conserva una edicola dedicata a San Nicola, santo protettore del paese.


Fossalto è terra di tradizioni. Se vogliamo soffermarci sul fattore enogastronomico, un piatto da mangiare assolutamente è la pizza e grandinje, pizza di granone con verdura. Ancora tipiche sono le scurpelle, pasta fatta lievitare e poi fritta. La pasta viene lavorata dalle mani maestre delle donne del borgo. Essa è molto sottile. La bravura di chi le prepara sta nel fatto che devono essere fritte senza che la foglia diventi pesante. Fossalto è molto nota anche per la tradizione dolciaria e per i suoi gelati, forte richiamo dei paesi d’intorno. Un appuntamento molto importante di maggio è la Pagliara Maje Maje’. Si tratta di un cono ricoperto di fiori, fave ed erba, che ogni anno, nella prima giornata del mese di maggio, parte e attraversa le strade del paese in segno propiziatorio. Una sfilata storica e molto sentita, accompagnata non solo dalle donne del paese, che da balconi e finestre gettano acqua sulla Pagliara, ma anche bambini vestiti con abiti tradizionali, turisti e il suono della Scupina, sorta di zampogna Si tratta di un rituale di inizio di primavera, di quelli che un tempo avevano un valore essenziale per l’economia e l’identità di gruppo. Gettare l’acqua sul carro di erbe e di fiori rappresenta un gesto di magia, fatto in maniera simpatica, al fine di invocare la pioggia, quando l’economia era prevalente rurale e si cercava di propiziare la morbidezza e la floridezza del terreno ma può anche essere visto come un gesto di rinnovamento della natura. È un rito antico che si perde nei secoli, una manifestazione singolare e unica in tutto il Molise. Una festa per tutti, molto sentita dalla popolazione e svolta di anno in anno con grande serietà e determinazione.

Print Friendly, PDF & Email