Foibe, fu Capodimonte il più grande centro di accoglienza partenopeo

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Immagine dell’archivio fotografico Carbone

Nel 1947 nel parco di Capodimonte a Napoli fu costruita una baraccopoli che accolse circa mille esuli provenienti dall’Istria, dalla città di Fiume e dalla Dalmazia. L’8 marzo 1943, a seguito del crollo del regime mussoliniano, il movimento di liberazione jugoslavo guidato dai partigiani del maresciallo Tito, istituirono centinaia di tribunali che emisero numerose condanne a morte contro i fascisti, accusati di aver amministrato duramente i territori dalmati e istriani e di aver imposto alle popolazioni slave locali una italianizzazione forzata.

Le vittime non furono solo i gerarchi fascisti, o gli esponenti politici e istituzionali, ma anche semplici cittadini contro i quali iniziò una vera e propria caccia per appropriarsi delle loro case e ricchezze. La comunità italiana, che non trovò la morte nelle famigerate “Foibe”, fu costretta a scappare e a rifugiarsi in Italia.

Napoli accolse diversi italiani reduci dell’esodo giuliano-dalmata. Al tempo furono allestite tre vere e proprie baraccopoli delle quali la più ricordata fu quella nel Bosco di Capodimonte.
Una profuga famosa, allora bambina, accolta insieme con la sua famiglia, nella baraccopoli di Capodimonte, fu l’attrice Laura Antonelli nata a Pola, 28 novembre 1941.

A Napoli l’Antonelli, frequentò un Istituto di scuola superiore diventando insegnante di Educazione Fisica. La baraccopoli di Capodimonte fu il centro di accoglienza più grande e organizzato nel capoluogo partenopeo; nel 1955 nacque il Rione Baronessa allo scopo di ospitare i profughi in case popolari. Costruito nella periferia orientale della città, il rione ospitava circa 400 famiglie, non solo profughi italiani provenienti dall’Istria, dalla Dalmazia, ma anche dal Dodecanneso e dalle ex colonie.









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